spettacolo e tivù

Bollani: «I talent buoni per dare lavoro agli psicanalisti»

Stefano Bollani (foto Ufficio Stampa)

Stefano Bollani (foto Ufficio Stampa)

Una jam session che diventa show. Sette viaggi colorati dall’improvvisazione della quale Stefano Bollani non può fare a meno. Ma, prima di tutto, L’importante è avere un piano, in onda il giovedì in seconda serata su Rai1, «è bene chiarirlo vista la rarità della cosa nel panorama televisivo», promette Bollani, «è un programma di musica dal vivo in cui tutti coloro che verranno a trovarmi giocheranno tra loro e con me, che sono il padrone di casa, alla costruzione di cose inedite. Ma se lo scopo dichiarato è avvicinare i telespettatori alla musica, il mio è divertirmi».

Quelli che fai sono dei viaggi musicali a tema?

«Io intravedo i viaggi, ma i temi non sono esplicitati. Quello che accade è un hellzapoppin di un’ora in cui a connettere i puntini e definire la trama ci pensa il pubblico. La cosa più bella della musica, infatti, è che non deve essere spiegata, non ha bisogno di traduzione».

E neanche di preparazione all’ascolto?

«No, la musica è stata la prima arte a nascere. Il mondo è una vibrazione e l’uomo come prima cosa ha ascoltato i suoni e li ha imitati, mentre ci ha impiegato di più per dipingere e parlare».

Nella tua mente, però, i viaggi di L’importante è avere un piano sono ben tracciati.

«Certo, gli ospiti li ho scelti tutti personalmente secondo un criterio assoluto: dovevamo garbarmi. Il mio desiderio è fare qualcosa di inedito, fare ascoltare musica diversa, e non avrei potuto mettermi a disposizione delle case discografiche per la promozione di questo o di quest’altro disco. In quel caso sarei rimasto nei teatri a suonare».

Quindi non capiterà che qualcuno dei tuoi ospiti faccia promozione?

 «Diciamo che “avrebbe potuto capitare”, ma mi sono organizzato per non farlo accadere».

Inviterai anche politici?

«A L’importante è avere un piano si gioca, ragion per cui bisogna essere molti seri e darsi completamente. I politici non possono farlo perché hanno la necessità di nascondersi dietro le frasi che dicono. E io ho voglia di stare con gente che dice cose vere».

L'importante è avere un piano L’importante è avere un piano cos’ha in comune con Sostiene Bollani che conducevi su Rai3?

«Due autori, Fosco D’Amelio e Rosaria Parretti, e il fonico Roberto Lioli che mi sono portato dietro. Tutto il resto della squadra è nuovo».

È nuovo anche pubblico di Rai1 rispetto a quello di Rai3?

«A questa cosa non penso mai perché non credo nella possibilità di identificare e capire un pubblico. Ma devo ammettere che c’è qualcuno che me lo ricorda spesso».

Hai definito il tuo programma un “late show musicale con chiacchiere”. A chi ti ispirato?

«In questo senso sono vergine perché non guardo mai la televisione. Ho visto qualcosa di “The tonight show” con Jimmy Fallon su YouTube, ma la mia ispirazione arriva dagli ospiti».

Cosa pensi della musica in televisione?

«Che è assente e quando non lo è  diventa imposizione, giudizio e guerra. Musica non è ascoltare il concorrente di un talent al quale viene imposto, magari, di cantare qualcosa che non è nelle sue corde, per poi farsi sottoporre al giudizio di qualcuno il cui unico scopo è scatenare il dibattito tra opposte fazioni».

Quindi non faresti mai il giudice di un talent?

«Ovviamente no, perché la competizione nella musica non ha senso. I talent sono buoni solo per dare lavoro agli psicanalisti: chi perde ci va subito, chi vince qualche anno dopo».

di Mariella Caruso

(pubblicato più o meno pedissequamente su Telesette)

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Mariella Caruso

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