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Betty, una catanese al Cirque du Soleil


La prima volta che il Cirque du Soleil arrivò in Italia era il 1994. Sotto un tendone bianco in piazzale Cuoco artisti di tutto il mondo si esibivano in Saltimbanco. Già allora in quella compagnia multietnica e globalizzata c’era un’unica italiana: Betty La Commare, mamma spezzina e papà trapanese ma vera catanese in quanto cresciuta all’ombra dell’Etna. Io la conobbi allora, fiera nei suoi capelli corvini e nella sua anima siciliana amante della propria terra ma critica verso di essa. Scopro con gran piacere leggendo i quotidiani milanesi di questi giorni che celebrano il ritorno a Milano di ‘Saltimbanco’ – non più purtroppo sotto il magico tendone da circo ma al Forum di Assago – che Betty la boleadora è ancora l’unica italiana nel cast di Saltimbanco.

Se Betty oggi è una delle artiste del ‘circo’ canadese lo deve un po’ anche a Franca Roberto Cannavò, vedova di Candido l’indimenticato direttore della Gazzetta dello Sport, perché proprio a Catania nella scuola della signora Franca quando era ancora 13enne cominciò ad amare il flamenco seguendone le lezioni fino a 18 anni quanto lasciò la Sicilia per Roma.

Da quel giorno Betty La Commare a Catania non è più tornata a vivere stabilmente. Fino al 2004 aveva casa a Bruxelles con la figlia Ivana, ma la sua arte che la rende un po’ argentina nell’anima, l’ha portata in Belgio, a Parigi, negli Stati Uniti. «Mi spostavo per danzare o per migliorarmi – mi raccontò allora Betty – Erano gli inizi degli anni ’80, la danza si stava trasformando. Io ero avida di conoscenza. Ho fatto parte di compagnie di tutti i tipi: dal teatro al teatro-musica fino alla danza-teatro, tutte fusioni strane».

Il suo numero di boleadoras al Cirque du Soleil che mescola passi di flamenco al virtuosismo acrobatico del controllo di un lazo alla cui base si trova una palla che scandisce roteando vorticosamente i passi di danza lo ha imparato in Argentina. «Entrai in questo mondo in modo molto informale – mi raccontò -: nessuna audizione, nessun esame, ognuna aveva il suo costume, ci si truccava come si voleva. Era tutto molto più semplice ma ci esibivamo già sotto un tendone da 850 posti. Era il 1985».

Dieci anni dopo, nel 1996, il Cirque du Soleil la richiamò perché aveva deciso di rimettere in piedi lo spettacolo Saltimbanco. E la storia circense di Betty è ricominciata e a 48 anni non è ancora finita anche se tra una tournée e l’altra Betty torna ancora in Sicilia: “Mi mancano il mare, i colori, i profumi, la lingua… insomma tutto“.

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Mariella Caruso

1 commento

  • E’ uno spettacolo favloso e Betty rappresenta un motivo di orgoglio per tutti. Ancora una volta dimostriamo di avere la voglia e le capacità per emergere ad alto livello.

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