Mariella's Blog

Balotelli, la ‘rabbia’ di un adolescente


Balotelli è un borioso giocatore arrogante o la ‘vittima’ della becera violenza verbale discriminatoria di un’Italia sempre meno tollerante e sempre più apertamente razzista? Questo è il problema. L’ennesima lotta tra fazioni contrapposte si gioca sulla pelle (in senso figurato e reale) di un ragazzo che rappresenta l’emblema del cambiamento della società: un italiano di pelle nera. Paradigma di una realtà che troppe persone cercano di rifiutare in nome di non si sa quale ‘salvaguardia delle radici’, quasi come se la razza umana fosse roba da wwf. Il coro ‘Non ci sono neri italiani’ è quanto di più becero possa ascoltarsi. Perché i ‘neri italiani’, o più semplicemente gli italiani di pelle nera, ci sono. E ce ne saranno sempre di più. Alcuni sono figli nati in Italia da immigrati che hanno ottenuto la cittadinanza del nostro Paese, ci sono gli italiani per matrimonio (combinato o meno non cambia), altri sono i bambini adottati all’estero da coppie italiane. Tra questi, anche se la sua storia è molto più complicata e dolorosa perché ‘SuperMario’ è stato affidato alla famiglia Balotelli e la sua adozione (se il percorso è già stato completato) è stata un’adozione consensuale tra adulti. Capire quanto un adolescente – e Mario Balotelli lo è ancora… un adolescente, nonostante la prestanza fisica, il talento infinito, i soldi e la notorietà che il calcio, notoriamente ‘insano’ anche per adolescenti meno problematici, gli hanno regalato – possa essere influenzato dal proprio passato, dalle proprie origini, dai traumi nascosti nell’inconscio, dal senso di inadeguatezza che nasce dall’essere stati ‘rifiutati’, ‘allontanati’ o anche solo momentaneamente ‘dimenticati’ quando da neonati o bambini l’unico loro desiderio era essere amati, non è un esercizio semplice nemmeno per chi tutti i giorni fa i conti con bambini e ragazzi che sembrano in lotta perenne con il mondo. Per capire di più sull’argomento consiglio la lettura di ‘Perché mi hai preso? Adolescenti adottivi’ di Simonetta Cavalli. Contro l’ignoranza razzista, invece, rimane solo il compatimento da riservare a chi ritiene, senza ragione, di essere superiore.

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Mariella Caruso

3 Comments

  • Cercherò il libro, Mariella. So però che Mario due anni fa ha fatto le vacanze andando insieme ad amici scout a recuperare del patrimonio artistico italiano e che l’estate scorsa è andato in una favelas del Brasile dove opera un missionario italiano. E questo mi basta. Del razzismo e anche di quelli che dicono che questo non è razzismo dico solo che mi fa e fanno schifo.

  • Allora ti faccio schifo pure io…..
    Ho insultato Balotelli, in modo convinto e non sono mai stato razzista. Forse lo sono e non sapevo di esserlo chissà. In ogni caso sono uno dei tanti che, in tutta Italia, non sopportano l’atteggiamento in campo (in campo, la sua vita privata nessuna curva o tribuna la giudica) di questo strafottente giovanotto che sfrutta benissimo il fatto di essere un fortissimo calciatore e ancor di più il fatto di giocare per una squadra ancora più forte e soprattutto “potente” in una città da sempre “mediaticamente protetta”. E sfrutta, per assurdo, anche il colore della sua pelle… lasciando che il tutto verta su un discorso di razzzismo quando in realtà il problema è un altro! Ci sguazzano media politici e benpensanti vari senza mai chiedersi come mai il giocatore più nero di lui che gli gioca accanto non si prenda nessun fischio o insulto….
    Se Balotelli fosse biondo e di pelle chiarissima avrebbe lo stesso trattemento. Cambierebbe il modo di insultarlo, ovviamente…
    Da romano ho visto quasi tutti gli stadi d’Italia e in tutti mi hanno chiamato quantomeno romano di m…. nella migliore delle ipotesi! E nessuno ha mai detto che era razzismo contro i romani. Anche se il razzismo in Italia esiste da tempo, a prescindere da Balotelli. Anche tra italiani distanti 100 km tra di loro… Come esiste la violenza e ignoranza negli stadi certo. Ma anche fuori dagli stadi!! Adesso questo personaggio sta creando un caso nazionale quando il razzismo vero è un altro, a cifre molto molto inferiori di quelle che coinvolgono il nostro maleducato e strafottente potenziale campione. Occupiamoci e schifiamoci di quel razzismo…

    Ciao Mariella 😉
    Peppe

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