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Andrea: «Dopo Masterchef voglio continuare nel mondo del food, magari in pasticceria»

 
 
Tornato a casa, dopo due mesi passati nella cucina di Masterchef, ha sofferto di crisi d’astinenza. «Senza tutta quell’adrenalina mi sono sentito vuoto», confessa Andrea Marconetti, programmatore informatico di Vimodrone, sconfitto dall’avvocato Tiziana Stefanelli (leggi l’intervista a Tiziana) nella semifinale del cooking show di Sky Uno. «Ero convinto di poter arrivare tra i primi due – ammette -. A un certo punto mi ero anche illuso di poter vincere».
Invece sul più bello sei caduto sull’agnello, il tuo piatto forte.
«Diciamo di sì, anche se non sono d’accordo con la decisione dei giudici. Non voglio fare polemiche, perché tutto questo gran parlare mi ha stufato, però io l’agnello lo cucino a occhi chiusi, e quello dell’avvocato non era ben cotto, trasudava sangue».
Sulle polemiche, l’avvocato ha detto di essere stata fraintesa e sostiene che il suo isolamento dal gruppo era una questione di età e di famiglia
«Anch’io sono grande, ho 38 anni, e avevo lasciato a casa, non uno, ma due figli, e una situazione non semplice, la stessa che mi ha spinto a inseguire i miei sogni. Ma non mi sono isolato. La verità è che Tiziana ha un caratterino difficile».
Com’è stato il ritorno alla vita normale?
«Normale fino a un certo punto. Il mio cervello è ancora collegato al mondo di Masterchef. Sono commosso dell’affetto ricevuto. Questa è la mia vittoria, che nessuno potrà togliermi. Adesso mi piacerebbe continuare nel mondo del food, magari in pasticceria, e spero in qualche proposta».
Hai un sogno nel cassetto?
«Vorrei fare qualcosa con Maurizio (Rosazza Prin, il pubblicitario-pittore secondo classificato, ndr) con cui è nata una bella amicizia, insieme ci completiamo. Ma è presto per pensare a un ristorante, serve l’esperienza. Potremmo cominciare con degli show cooking o con un format televisivo».
Hai coltivato altre amicizie tra i concorrenti di Masterchef?
«Con Paola e Marika ci sentiamo spesso. Nicola è una persona di grande sensibilità. Ho imparato a voler bene Ivan guardando le puntate in televisione, tanto da fare il tifo per lui».
Che ricordo ti porterai dei tre giudici?
«La grande sensibilità di Barbieri. La durezza di Cracco che, alla fine, mi ha rafforzato. I sorrisi di Bastianich che, all’inizio, mi aveva bocciato».
 
 
Twitter @mariellacaruso
Facebook: Volevo fare il giornalista
 
(Mia intervista pubblicata su Vero nr. 9)

 

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Mariella Caruso

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