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All Stars, sit-com tra calcio e amicizia


E’ un campo di calcetto la nuova frontiera della sit-com. Da stasera su Italia 1 nella serata tutta da ridere diventa protagonista la Biagetti Calcestruzzi & Figli con i suoi calciatori over 40 sempre sconfitti. In All Stars – questo il titolo della sit-com in venti puntate -, tra i protagonisti (Diego Abatantuono, Gigio Alberti, Paolo Hendel, Fabio De Luigi, Ambra Angiolini, Bebo Storti, Alessandro Sampaolo e Gianluca Impastato) c’è anche il catanese Francesco Foti nel ruolo di un dee-jay di una radio locale che sogna di diventare un giorno una star della tv.

In realtà è un ingenuo che vuole apparire diverso da quello che è – sorride Francesco – A dispetto del suo aspetto da figo è un ‘pacchiotto’, detto alla catanese. Personaggio a parte All Stars ‘rischia’ di essere una cosa bella – ha continuato l’artista 45enne – Sono molto ansioso di sapere quale sarà l’accoglienza del pubblico per questa squadra di over 40 che si ostina a giocare a calcetto su un campo di periferia pur perdendo tutte le partite. Il clima è goliardico e divertente con risvolti sociali diffusi in tutte le puntate della sit-com girata però come una serie televisiva”.

Ridere intelligentemente, qualcosa di molto lontano dalla risata dei cinepanettoni…
E’ un lavoro molto corale, Diego (Abatantuono, ndr) diceva spesso che gli ricordava i primi film di Salvatores per il clima di grande amicizia. Del resto molti degli attori di All Stars sono amici da una vita tanto che sul set si è ricorso all’espediente, mai dichiarato esplicitamente, di usare i nomi reali perché erano quelli che si usavano spontaneamente”.

Come si è trovato lei intruso in un combriccola d’amici?
Avevo qualche timore iniziale, subito fugato. Conoscevo già molti di loro per motivi diversi: con Fabio (De Luigi, ndr) abbiamo amicizie comuni; con Diego Abatantuono e Ugo Conti ho condiviso il primo Colorado che non andava ancora in tv alla Salumeria della Musica a Milano; con Bebo e Gigio per questioni teatrali. Forse temevo di più la mia poca esperienza in fatto di cabaret. Ma una volta creato il gruppo, poi il problema era proprio quel rischio di ‘atti unici’ che rimandavano il ciak per l’improvvisazione”.

In All Stars Abatantuono fa outing e c’è quindi il calciatore gay pur in un ambito di un campionato amatoriale. Farà parlare visto che nel calcio che conta tutti continuano a dire che non ci sono gay?

Beato chi ci crede… E’ molto bello che Diego abbia accettato anche se tutto è fatto con grande delicatezza. L’outing è uno dei grandi traumi che affronterà il gruppo ed emergeranno tutti i luoghi comuni fino al confronto con l’identità unica di una persona”.

All Stars è stato presentato in anteprima al Roma Fiction Fest dove lei era presente con altri lavori…

C’erano anche Little Dream, Intelligence e Una musica silenziosa, una serie tv che andrà su Raiuno ambientata in un paese della Puglia che ruota attorno al clientelismo che si respira in un conservatorio fino alla ribellione finale contro il boss del paese che poi sarei io”.

Avrà fatto l’abitudine a dare volto ai boss: c’è stato anche Bontade nel Capo dei Capi.

Ogni volta la sfida è farne un personaggio realistico e diverso da quelli già fatti. Il boss di Una musica silenziosa aveva un rapporto conflittuale col figlio”.

Al di là della ricerca del successo con la S maiuscola, in che ambito vorrebbe che arrivasse: cinema, teatro, televisione?
Mi piace impegnarmi in tante cose basta che siano di qualità. Non mi piace la caratterizzazione e avrò paura quando mi si dirà: ‘Quel ruolo non è per te perché tu sei troppo buono o troppo cattivo’. Mi piacerebbe fare più cinema ma in Italia oggi è complicato, ma sono molto contento di fare della buona televisione. Adesso poi cominciano ad arrivare anche i primi riconoscimenti, non premi intendiamoci ma apprezzamento del mio lavoro”.

Quanto è stato faticoso partire da San Gregorio per inseguire il mestiere d’attore?
Non è tanto da dove parti ma lo ‘scontro’ con le difficoltà della concorrenza. Io non ho mai altro aiuto che non il mio lavoro e per me è ancora tutto molto complicato anche se oggi gli addetti ai lavori mi conoscono. Io cerco di studiare tanto per preparare i miei personaggi e lo faccio da me perché in Italia ancora è fantascienza inserire nel contratto lo studio del personaggio”.

Un mondo affatto dorato…
Infatti quando mi si chiedono consigli su come diventare attore dico: ‘cambia mestiere’. Perché se lo fai per hobby è la cosa più bella del mondo, se si sceglie per mestiere è tutta un’altra cosa”.

(Estratto dal quotidiano La Sicilia dell’11 settembre 2010)

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Mariella Caruso

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